venerdì 7 gennaio 2011

ECG dinamico sec HOLTER

Consiste nella registrazione di un elettrocardiogramma, per un tem-
po molto lungo (24-48 ore), utilizzando uno speciale registratore che
il paziente porta con sé.
È possibile così analizzare l’eventuale presenza di aritmie o di ischemia mio-
cardica, anche in assenza di disturbi da parte del paziente. Durante la registra-
zione non si potrà fare il bagno o la doccia, mentre sarà possibile muover-
si, camminare, e fare sport. Su un diario si annoteranno gli orari in cui ven-
gono svolte queste attività e l’eventuale comparsa di disturbi.

Ecocardiogramma

Non è invasivo (tranne nel caso del transesofageo) né utilizza raggi,
ma ultrasuoni (onde sonore innocue) che vengono emessi da una
sonda appoggiata sul torace del paziente (ECOCARDIOGRAMMA
TRANSTORACICO) e che rimbalzando sulle pareti del cuore ne
proiettano l’immagine su uno schermo.
È possibile quindi “vedere” il cuore in movimento, analizzando il fun-
zionamento del muscolo cardiaco, delle valvole e delle altre strutture.
È possibile quantificare il danno subito dal cuore dopo un infarto, la
gravità di una stenosi od un’insufficienza valvolare, ecc... L’esame du-
ra 20 minuti circa, è privo di rischi e non provoca dolore.
Talora viene eseguito durante il test da sforzo o mentre il cuore è sti-
molato con alcune sostanze (dipiridamolo o dobutamina) sommini-
strate per via endovenosa (ECOSTRESS). In questi casi è possibile
che il paziente accusi, durante l’esame, una palpitazione, una sensa-
zione di calore o un’oppressione al petto.
In casi particolari, se il medico ritiene che l’esame sia indispensabile,
è possibile eseguire l’ecocardiogramma attraverso una sonda intro-
dotta nell’esofago, come nel caso della gastroscopia. In questo caso
l’esame (ECOCARDIOGRAMMA TRANSESOFAGEO) risulta un
po’ più fastidioso, ma rispetto all’ecocardiogramma transtoracico for-
nisce informazioni molto utili per una più precisa valutazione della
cardiopatia.

Test da sforzo cardiopolmonre

Si tratta di un normale test da sforzo durante il quale viene applica-
ta al paziente una maschera facciale o un boccaglio, collegati ad uno
strumento che analizza, respiro per respiro, la produzione di Anidri-
de Carbonica (CO2), il consumo di Ossigeno (O2) e la ventilazione.
L’esame permette quindi una valutazione più accurata della capacità
cardiopolmonare, utile soprattutto nei pazienti con scompenso car-
diaco o per differenziare se la mancanza di respiro sotto sforzo sia
dovuta ad un problema cardiaco o polmonare. Può essere utilizzato
anche in altre patologie cardiache o nella valutazione degli atleti.

Scintigrafia Miocardica

Più spesso viene utilizzata in associazione al test da sforzo, quando
quest’ultimo non ha risolto tutti i dubbi o quando è necessario ot-
tenere ulteriori informazioni. Consiste nel somministrare una so-
stanza radioattiva per via endovenosa, che si fissa sul cuore e può
venire rilevata da una particolare attrezzatura. In presenza di ostru-
zioni coronariche significative, le cellule non fisseranno questa so-
stanza, svelando la presenza della malattia. I traccianti abitualmente
utilizzati sono il tallio 201 (201 Tl) ed il tecnezio 99 (99m Tc). La con-
taminazione radioattiva che essi determinano è del tutto trascurabi-
le sia per il paziente che per il personale sanitario. È consigliabile che
al termine dell’esame e per le 12-24 ore successive, il paziente eviti
uno stretto contatto con i bimbi piccoli e le donne in gravidanza.

Test da sforzo

È un esame molto semplice, ma di estrema utilità: l’elettrocardio-
gramma e la pressione arteriosa vengono rilevati
mentre il paziente pedala su una bicicletta (TEST DA SFORZO AL
CICLOERGOMETRO) o corre su un tappeto rotante (TEST DA
SFORZO AL TAPPETO SCORREVOLE). Infatti, se sottoponiamo il
cuore ad un maggior lavoro per soddisfare le richieste dell’organi-
smo, il flusso di sangue nelle coronarie deve aumentare parallela-
mente per fornire l’ossigeno necessario. In presenza di aterosclerosi


coronarica significativa, questo flusso non può incrementare, per cui
compare una sofferenza del muscolo cardiaco, che può essere evi-
denziata dall’elettrocardiogramma; anche in assenza di sintomi da
parte del paziente.
Inoltre l’esame permette di valutare il carico, cioè la resistenza che
viene applicata ai pedali (misurata in watt), al quale compare l’alte-
razione dell’elettrocardiogramma o la sintomatologia anginosa: quan-
to più precocemente compare, tanto più grave è l’aterosclerosi del-
le coronarie.
Possiamo infine controllare l’andamento della pressione sotto sforzo,
l’eventuale comparsa di aritmie, il grado di allenamento del sogget-
to, ecc...

Purtroppo, come tutti gli esami, non è tutto oro quello che luccica!
Qualche volta questo esame fa cilecca! E allora? Niente paura, il car-
diologo ha altre frecce nel suo arco.

ELETTROCARDIOGRAMMA

L’elettrocardiogramma rileva l’attività elettrica del cuore, utilizzando
degli elettrodi che vengono applicati agli arti ed al torace.
Il primo a registrare la capacità del cuore di  generare  e  tra-
smettere la corrente elettrica fu l’olandese Willem Einthoven nel  1902. 
L’elettrocardiogramma di anni ne ha quindi tanti, ma nonostante questo
non  può  essere sostituito da altri esami più moderni, almeno come primo
approccioal paziente cardiopatico. È semplice e di rapida esecuzione, ma
spesso di scarsa utilità, nel paziente coronaropatico, se non viene esegui-
to con dolore anginoso in atto.

Che cos’è il bypass aorto-coronarico?

È un intervento chirurgico che serve a creare un ponte, cioè una via
alternativa per far superare l’ostacolo che il sangue trova nelle arte-
rie malate. Generalmente viene utilizzata un’arteria particolare (by-
pass arterioso con arteria mammaria, arteria radiale, ecc…) oppure
una vena (bypass venoso) della gamba, che viene collegata all’aorta
e alla coronaria ostruita, creando appunto un ponte.