In caso di infarto miocardico, certo o sospetto, il paziente viene ri-
coverato in un particolare reparto con attrezzature e personale qua-
lificato per la cura degli “attacchi di cuore”, chiamato Unità di Cura
Intensiva Coronarica (UCIC o UTIC). In realtà in questo reparto so-
no ricoverati non solo i pazienti con infarto, ma anche con partico-
lari forme a rischio di angina (ANGINA INSTABILE), con alterazioni
del battito cardiaco pericolose (ARITMIE), con gravi incapacità di
pompa del cuore (SCOMPENSO CARDIACO) od altre malattie
che possono venire prontamente individuate e curate. In questo re-
parto il paziente viene controllato 24 ore su 24 per mezzo di elet-
trodi applicati sul torace, che permettono di controllare l’elettrocar-
diogramma sui monitor e predisporre gli allarmi per evidenziare
prontamente eventuali aritmie.
Quest’ultime sono più frequenti nelle prime ore, mettendo talora a
rischio la vita del paziente, se non curate prontamente.
Viene eseguito un ecocardiogramma e sono misurati frequente-
mente altri parametri quali la pressione arteriosa, il respiro, la quan-
tità di urine emesse, ecc...
Vengono eseguiti, infine, più esami del sangue nel corso della giorna-
ta, per misurare la quantità di enzimi cardiaci, cioè di quelle sostan-
ze liberate dalle cellule che vanno incontro a morte. Questo per-
mette sia di confermare la diagnosi di infarto, sia di stimare l’entità del
danno subito.
Il trattamento prevede l’utilizzo di vari farmaci, in particolare gli agen-
ti trombolitici, della cui importanza abbiamo già parlato in prece-
denza. In molti casi la coronaria può essere riaperta con l’angiopla-
stica primaria, cioè sottoponendo immediatamente il paziente ad
una coronarografia per individuare l’arteria occlusa e riaprirla per
mezzo di un palloncino che viene gonfiato all’interno del vaso. Mol-
to spesso viene applicata una retina chiamata “stent”, per mantene-
re il vaso aperto. Esistono 2 tipi principali di stent: quello semplice e
quello medicato. Quest’ultimo è in grado di rilasciare un farmaco che
impedisce la restenosi, ossia la riocclusione del vaso.
Superata la fase acuta della malattia il paziente viene trasferito in un
reparto di terapia post-intensiva, dove inizia la deambulazione e do-
ve viene sottoposto ad ulteriori esami prima della dimissione.
Dopo l’applicazione di uno stent devo seguire particolari precau-
zioni?
Si dovrà avere particolare cura nell’assumere correttamente la tera-
pia che è stata prescritta, in particolare la terapia antiaggregante, cioè
la terapia in grado di prevenire la formazione di trombi all’interno
dello stent. Generalmente vengono prescritti 2 farmaci contempo-
raneamente (solitamente aspirina + ticlopidina o clopidogrel) per al-
meno 1 mese, in caso di stent semplice, o per almeno 12 mesi in ca-
so di stent medicato.
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venerdì 7 gennaio 2011
Come comportarsi se compare un forte dolore al petto?
È completamente inutile, anzi pericoloso, perdere tempo cercando
il medico curante (spesso difficilmente rintracciabile in tempi brevis-
simi) od attardarsi nell’attesa che il dolore receda con un thè, una ca-
momilla o con un antidolorifico!
Se il paziente sa già di essere affetto da una cardiopatia ischemica
deve sedersi o sdraiarsi ed assumere un farmaco da sciogliere sotto
la lingua (CARVASIN 5 mg 1 compressa, TRINITRINA 1 perla da
masticare e polverizzare, lasciandola sotto lingua oppure utilizzare
uno spruzzo di NATISPRAY) per verificare se la sintomatologia re-
cede rapidamente (pochi minuti). La somministrazione può essere ri-
petuta dopo 5 minuti circa se il dolore persiste, ma comunque non
è mai opportuno superare le 2 compresse (soprattutto se la pres-
sione arteriosa si abbassa al di sotto dei 120 mmHg) o aspettare ol-
tre i 15 minuti (se la sintomatologia recede in pochi minuti proba-
bilmente si trattava di una crisi anginosa e non di infarto miocardico
acuto: è opportuno comunque avvisare prontamente il proprio me-
dico curante od il proprio cardiologo). Se dopo tale intervallo di tem-
po il dolore non è cessato, bisogna farsi accompagnare con l’ambu-
lanza o l’auto all’Ospedale.
Poiché questi farmaci possono abbassare la pressione arteriosa
non bisogna assumerli rimanendo in piedi, ma è necessario seder-
si o sdraiarsi e non assumere il farmaco se compare stanchezza
eccessiva, vertigini, offuscamento della vista o altri malori. Ricordati
inoltre di assumere questi farmaci solo su prescrizione del medi-
co e solo in presenza di dolore toracico. Il farmaco non va assun-
to se compaiono altri sintomi, ad esempio palpitazione, stanchezza,
ecc…
I recenti importanti progressi nel trattamento dell’infarto miocardi-
co hanno inequivocabilmente dimostrato, l’utilità di un rapido rico-
vero in un’Unità di Cura Intensiva Coronarica (UCIC o UTIC), ove
sarà possibile effettuare un trattamento per poter sciogliere il trom-
bo (terapia trombolitica) o riaprire la coronaria con un’angioplastica
coronarica, riducendo così i danni causati dall’occlusione coronarica.
I risultati migliori si ottengono quando il trattamento viene effettua-
to entro 1 ora dall’inizio dei sintomi.
Bisogna pertanto recarsi al più presto al Pronto Soccorso più vicino!
Qui sarà possibile eseguire un elettrocardiogramma, per arrivare ad
una diagnosi esatta.
Una recente indagine condotta in tutta Italia ha dimostrato che cir-
ca il 40% degli infartuati arriva in UCIC dopo 6 ore dall’esordio dei
sintomi e cioè spesso troppo tardi per ottenere un buon risultato
dalla terapia.
Il motivo principale di tale ritardo è dovuto proprio al tempo che im-
piega il paziente a decidersi prima di recarsi al Pronto Soccorso.
il medico curante (spesso difficilmente rintracciabile in tempi brevis-
simi) od attardarsi nell’attesa che il dolore receda con un thè, una ca-
momilla o con un antidolorifico!
Se il paziente sa già di essere affetto da una cardiopatia ischemica
deve sedersi o sdraiarsi ed assumere un farmaco da sciogliere sotto
la lingua (CARVASIN 5 mg 1 compressa, TRINITRINA 1 perla da
masticare e polverizzare, lasciandola sotto lingua oppure utilizzare
uno spruzzo di NATISPRAY) per verificare se la sintomatologia re-
cede rapidamente (pochi minuti). La somministrazione può essere ri-
petuta dopo 5 minuti circa se il dolore persiste, ma comunque non
è mai opportuno superare le 2 compresse (soprattutto se la pres-
sione arteriosa si abbassa al di sotto dei 120 mmHg) o aspettare ol-
tre i 15 minuti (se la sintomatologia recede in pochi minuti proba-
bilmente si trattava di una crisi anginosa e non di infarto miocardico
acuto: è opportuno comunque avvisare prontamente il proprio me-
dico curante od il proprio cardiologo). Se dopo tale intervallo di tem-
po il dolore non è cessato, bisogna farsi accompagnare con l’ambu-
lanza o l’auto all’Ospedale.
Poiché questi farmaci possono abbassare la pressione arteriosa
non bisogna assumerli rimanendo in piedi, ma è necessario seder-
si o sdraiarsi e non assumere il farmaco se compare stanchezza
eccessiva, vertigini, offuscamento della vista o altri malori. Ricordati
inoltre di assumere questi farmaci solo su prescrizione del medi-
co e solo in presenza di dolore toracico. Il farmaco non va assun-
to se compaiono altri sintomi, ad esempio palpitazione, stanchezza,
ecc…
I recenti importanti progressi nel trattamento dell’infarto miocardi-
co hanno inequivocabilmente dimostrato, l’utilità di un rapido rico-
vero in un’Unità di Cura Intensiva Coronarica (UCIC o UTIC), ove
sarà possibile effettuare un trattamento per poter sciogliere il trom-
bo (terapia trombolitica) o riaprire la coronaria con un’angioplastica
coronarica, riducendo così i danni causati dall’occlusione coronarica.
I risultati migliori si ottengono quando il trattamento viene effettua-
to entro 1 ora dall’inizio dei sintomi.
Bisogna pertanto recarsi al più presto al Pronto Soccorso più vicino!
Qui sarà possibile eseguire un elettrocardiogramma, per arrivare ad
una diagnosi esatta.
Una recente indagine condotta in tutta Italia ha dimostrato che cir-
ca il 40% degli infartuati arriva in UCIC dopo 6 ore dall’esordio dei
sintomi e cioè spesso troppo tardi per ottenere un buon risultato
dalla terapia.
Il motivo principale di tale ritardo è dovuto proprio al tempo che im-
piega il paziente a decidersi prima di recarsi al Pronto Soccorso.
La Terapia ormonale sostitutiva in Menopausa
La terapia ormonale sostitutiva in menopausa è utile per la pre-
venzione delle malattie cardiovascolari?
No! La terapia ormonale sostitutiva con ormoni sessuali femminili, in
passato era stata consigliata, perché sembrava poter prevenire l’infarto
miocardio e l’ictus cerebrale oltre ad avere effetti preventivi sull’osteopo-
rosi. In realtà alcuni studi iniziati negli anni Novanta hanno dimostrato che i
rischi sono superiori ai benefici. Infatti, una ricerca condotta su oltre 16.000
donne senza alcuna malattia cardiovascolare, ha dimostrato che tale
trattamento ha aumentato gli eventi coronarici del 29%, l’ictus del
41% e il tumore al seno del 26%.
venzione delle malattie cardiovascolari?
No! La terapia ormonale sostitutiva con ormoni sessuali femminili, in
passato era stata consigliata, perché sembrava poter prevenire l’infarto
miocardio e l’ictus cerebrale oltre ad avere effetti preventivi sull’osteopo-
rosi. In realtà alcuni studi iniziati negli anni Novanta hanno dimostrato che i
rischi sono superiori ai benefici. Infatti, una ricerca condotta su oltre 16.000
donne senza alcuna malattia cardiovascolare, ha dimostrato che tale
trattamento ha aumentato gli eventi coronarici del 29%, l’ictus del
41% e il tumore al seno del 26%.
Sdentarietà
Un’attività‘ fisica regolare produce effetti benefici sui grassi del san-
gue (riduce il colesterolo “cattivo” ed aumenta quello “buono”, ridu-
ce i trigliceridi), favorisce il calo del peso corporeo, della pressione ar-
teriosa e dello stress. Migliora inoltre l’umore, la tolleranza allo zuc-
chero e contribuisce a prevenire l’osteoporosi ed alcuni tumori (tu-
mori del colon e della mammella).
Nei soggetti sani è molto utile nella prevenzione primaria, mentre nei
soggetti con cardiopatia ischemica (dopo adeguata valutazione da par-
te del cardiologo) ha un effetto benefico sull’apparato cardiovascolare.
La partecipazione ad un programma di attività fisica regolare pro-
muove lo stato di benessere fisico e mentale durante la gravidanza,
lo sviluppo fisico dei ragazzi ed una migliore qualità di vita e di salu-
te nell’età adulta e nella terza età. Oltre a ridurre del 10% il rischio
di mortalità per qualsiasi causa, l’attività fisica riduce del 20% il rischio
di sviluppare una malattia cardiovascolare.
Il Centro per il Controllo delle Malattie e per la Prevenzione ameri-
cano e la Società Europea di Cardiologia consigliano, agli individui di
tutte le età, da 30 a 45 minuti di attività fisica di moderata intensità
(ad esempio una passeggiata veloce) in molti, se non in tutti i giorni del-
la settimana.
La pratica delle attività sportive deve essere pertanto incoraggiata, te-
nendo presente alcuni punti fondamentali:
- preferire le attività di tipo aerobico o dinamico, cioè quelle attività
che impegnano il maggior numero di muscoli per un periodo abba-
stanza lungo, con uno sforzo moderato;
- deve essere continuativa e non saltuaria, preferibilmente 3-4 o più
volte alla settimana;
- la durata di ogni seduta dev’essere di 30-45 minuti;
- ogni seduta può essere suddivisa in 2 o più sessioni giornaliere, di
durata complessiva uguale a quella della seduta unica. Atti-
vità di durata minore e/o meno frequenti sono comunque
utili, anche se meno efficaci nel ridurre il rischio cardiovascolare;
- ogni seduta deve iniziare con un periodo di riscaldamento,
cioè con un basso livello di sforzo, della durata di alcuni minuti;
- non sospendere lo sforzo bruscamente, ma prevedere
un periodo di defaticamento;
- l’entità dello sforzo ottimale deve raggiungere, nel soggetto sano,
il 60-75% della frequenza cardiaca massimale
(FC massimale = 220 – età; per una persona di 40 anni corrisponde
a 220 – 40 = 180 battiti al minuto. 180 x 60/100 = 108; 180 x 75/100 = 135.
Secondo questa formula la frequenza cardiaca durante
esercizio fisico di un soggetto di 40 anni, in buona salute,
dovrebbe essere pertanto mantenuta ad una frequenza cardiaca com-
presa tra 108 e 135 battiti al minuto). Dopo adeguato allenamento,
la frequenza cardiaca massima potrà essere incrementata, anche se
è preferibile che non superi l’85% della frequenza cardiaca massi-
male. In ogni caso, specialmente per attività fisiche intense o in pre-
senza di un rischio cardiovascolare elevato è opportuno sottoporsi ol-
tre ad un controllo medico anche ad un test da sforzo.
- nei soggetti affetti da cardiopatia ischemica o altra malattia di cuo-
re, la durata e l’intensità dello sforzo devono essere concordate
con il proprio cardiologo, dopo un’adeguata valutazione della pro-
pria situazione cardiocircolatoria, come vedremo più avanti.
Un ultimo consiglio: praticate un’attività fisica che possa essere pia-
cevole (nuotare, ballare, marcia veloce, bicicletta, giardinaggio, ecc…)
coinvolgendo i familiari, gli amici o comunque in compagnia di altre
persone e che sia adatta alle vostre condizioni fisiche, in modo da
mantenere un’adeguata adesione nel tempo.
gue (riduce il colesterolo “cattivo” ed aumenta quello “buono”, ridu-
ce i trigliceridi), favorisce il calo del peso corporeo, della pressione ar-
teriosa e dello stress. Migliora inoltre l’umore, la tolleranza allo zuc-
chero e contribuisce a prevenire l’osteoporosi ed alcuni tumori (tu-
mori del colon e della mammella).
Nei soggetti sani è molto utile nella prevenzione primaria, mentre nei
soggetti con cardiopatia ischemica (dopo adeguata valutazione da par-
te del cardiologo) ha un effetto benefico sull’apparato cardiovascolare.
La partecipazione ad un programma di attività fisica regolare pro-
muove lo stato di benessere fisico e mentale durante la gravidanza,
lo sviluppo fisico dei ragazzi ed una migliore qualità di vita e di salu-
te nell’età adulta e nella terza età. Oltre a ridurre del 10% il rischio
di mortalità per qualsiasi causa, l’attività fisica riduce del 20% il rischio
di sviluppare una malattia cardiovascolare.
Il Centro per il Controllo delle Malattie e per la Prevenzione ameri-
cano e la Società Europea di Cardiologia consigliano, agli individui di
tutte le età, da 30 a 45 minuti di attività fisica di moderata intensità
(ad esempio una passeggiata veloce) in molti, se non in tutti i giorni del-
la settimana.
La pratica delle attività sportive deve essere pertanto incoraggiata, te-
nendo presente alcuni punti fondamentali:
- preferire le attività di tipo aerobico o dinamico, cioè quelle attività
che impegnano il maggior numero di muscoli per un periodo abba-
stanza lungo, con uno sforzo moderato;
- deve essere continuativa e non saltuaria, preferibilmente 3-4 o più
volte alla settimana;
- la durata di ogni seduta dev’essere di 30-45 minuti;
- ogni seduta può essere suddivisa in 2 o più sessioni giornaliere, di
durata complessiva uguale a quella della seduta unica. Atti-
vità di durata minore e/o meno frequenti sono comunque
utili, anche se meno efficaci nel ridurre il rischio cardiovascolare;
- ogni seduta deve iniziare con un periodo di riscaldamento,
cioè con un basso livello di sforzo, della durata di alcuni minuti;
- non sospendere lo sforzo bruscamente, ma prevedere
un periodo di defaticamento;
- l’entità dello sforzo ottimale deve raggiungere, nel soggetto sano,
il 60-75% della frequenza cardiaca massimale
(FC massimale = 220 – età; per una persona di 40 anni corrisponde
a 220 – 40 = 180 battiti al minuto. 180 x 60/100 = 108; 180 x 75/100 = 135.
Secondo questa formula la frequenza cardiaca durante
esercizio fisico di un soggetto di 40 anni, in buona salute,
dovrebbe essere pertanto mantenuta ad una frequenza cardiaca com-
presa tra 108 e 135 battiti al minuto). Dopo adeguato allenamento,
la frequenza cardiaca massima potrà essere incrementata, anche se
è preferibile che non superi l’85% della frequenza cardiaca massi-
male. In ogni caso, specialmente per attività fisiche intense o in pre-
senza di un rischio cardiovascolare elevato è opportuno sottoporsi ol-
tre ad un controllo medico anche ad un test da sforzo.
- nei soggetti affetti da cardiopatia ischemica o altra malattia di cuo-
re, la durata e l’intensità dello sforzo devono essere concordate
con il proprio cardiologo, dopo un’adeguata valutazione della pro-
pria situazione cardiocircolatoria, come vedremo più avanti.
Un ultimo consiglio: praticate un’attività fisica che possa essere pia-
cevole (nuotare, ballare, marcia veloce, bicicletta, giardinaggio, ecc…)
coinvolgendo i familiari, gli amici o comunque in compagnia di altre
persone e che sia adatta alle vostre condizioni fisiche, in modo da
mantenere un’adeguata adesione nel tempo.
domenica 2 gennaio 2011
Come curare il Diabete e l'Obesità
DIABETE MELLITO
Nei casi più lievi può essere sufficiente aumentare l’attività fisica, ri-
durre il peso corporeo e gli zuccheri con la dieta. Negli altri casi bi-
sognerà seguire le prescrizioni del proprio medico curante o dei me-
dici che operano nei Centri Antidiabetici, che potrebbero prescri-
verti medicinali da assumere per bocca oppure iniezioni sottocuta-
nee di insulina. L’obiettivo del trattamento è quello di mantenere la
glicemia a digiuno tra i 90 e 130 mg/dl e l’emoglobina glicata a valo-
ri inferiori al 7%.
OBESITÀ
L’obesità dev’essere corretta attraverso la dieta e l’attività fisica. Non
servono digiuni o diete drastiche: importante è la forza di volontà nel se-
guire con costanza alcuni comportamenti nella propria alimentazione
(come vedremo più avanti). Evitare i farmaci, ma chiedere aiuto ad un die-
tologo, che potrà correggere i vostri errori alimentari ed aiutarvi a rag-
giungere il peso ottimale. Attenti alle calorie nascoste! Tenete pre-
sente che i liquidi che introduciamo (non l’acqua!), apportano calo-
rie! Ad esempio 750 ml di vino al 12% produce circa 500 calorie,
una lattina di birra oppure un bicchierino di whisky, cognac o bran-
dy quasi 100 calorie, una lattina di coca-cola 135 calorie.
Può essere utile saltare un pasto?
No! Quando si salta un pasto si attivano dei meccanismi che inevi-
tabilmente portano ad una maggiore introduzione di cibo nel pasto
successivo. Inoltre, frazionando il cibo in più pasti possiamo bruciare
più facilmente le calorie, poiché la digestione è un processo che ri-
chiede energia.
Volete sapere se il vostro peso attuale è ottimale oppure no?
Calcolate il vostro BMI (cioè l’indice di massa corporea), dividendo
il peso corporeo (Kg) per l’altezza (metri) elevata al quadrato
(Kg/metro2). Se il valore ottenuto è compreso tra 20 e 25 (18,7 e
23,8 per le donne) siete nella norma, se compreso tra 25,1 e 30
(23,9 e 28,6 per le donne) siete in SOVRAPPESO, se compreso tra
30,1 e 40 (28,7 e 40 per le donne) siete OBESI, se superiore a 40 la
vostra è un’OBESITÀ GRAVE.
I soggetti affetti da una malattia vascolare dovrebbero raggiungere
un BMI inferiore a 25 ed una circonferenza addominale inferiore a
102 cm per gli uomini e 88 cm per le donne.
Nei casi più lievi può essere sufficiente aumentare l’attività fisica, ri-
durre il peso corporeo e gli zuccheri con la dieta. Negli altri casi bi-
sognerà seguire le prescrizioni del proprio medico curante o dei me-
dici che operano nei Centri Antidiabetici, che potrebbero prescri-
verti medicinali da assumere per bocca oppure iniezioni sottocuta-
nee di insulina. L’obiettivo del trattamento è quello di mantenere la
glicemia a digiuno tra i 90 e 130 mg/dl e l’emoglobina glicata a valo-
ri inferiori al 7%.
OBESITÀ
L’obesità dev’essere corretta attraverso la dieta e l’attività fisica. Non
servono digiuni o diete drastiche: importante è la forza di volontà nel se-
guire con costanza alcuni comportamenti nella propria alimentazione
(come vedremo più avanti). Evitare i farmaci, ma chiedere aiuto ad un die-
tologo, che potrà correggere i vostri errori alimentari ed aiutarvi a rag-
giungere il peso ottimale. Attenti alle calorie nascoste! Tenete pre-
sente che i liquidi che introduciamo (non l’acqua!), apportano calo-
rie! Ad esempio 750 ml di vino al 12% produce circa 500 calorie,
una lattina di birra oppure un bicchierino di whisky, cognac o bran-
dy quasi 100 calorie, una lattina di coca-cola 135 calorie.
Può essere utile saltare un pasto?
No! Quando si salta un pasto si attivano dei meccanismi che inevi-
tabilmente portano ad una maggiore introduzione di cibo nel pasto
successivo. Inoltre, frazionando il cibo in più pasti possiamo bruciare
più facilmente le calorie, poiché la digestione è un processo che ri-
chiede energia.
Volete sapere se il vostro peso attuale è ottimale oppure no?
Calcolate il vostro BMI (cioè l’indice di massa corporea), dividendo
il peso corporeo (Kg) per l’altezza (metri) elevata al quadrato
(Kg/metro2). Se il valore ottenuto è compreso tra 20 e 25 (18,7 e
23,8 per le donne) siete nella norma, se compreso tra 25,1 e 30
(23,9 e 28,6 per le donne) siete in SOVRAPPESO, se compreso tra
30,1 e 40 (28,7 e 40 per le donne) siete OBESI, se superiore a 40 la
vostra è un’OBESITÀ GRAVE.
I soggetti affetti da una malattia vascolare dovrebbero raggiungere
un BMI inferiore a 25 ed una circonferenza addominale inferiore a
102 cm per gli uomini e 88 cm per le donne.
Come smettere di fumare
FUMO
Almeno il 60-70% di tutti i fumatori dice di voler smettere ed
il 50% di essi tenta di farlo.
L’abolizione del fumo è l’unico metodo sicuro! Ridurre il nume-
ro di sigarette od usare sigarette più “leggere” può essere solo
una tappa intermedia per i forti fumatori.
Il fumo dei sigari e della pipa (non inalato!) può essere, in alcuni ca-
si, un’alternativa per gli “irriducibili”. Tuttavia il fumo dei sigari e della
pipa è più forte di quello delle sigarette, e se inalato aumenta anche
la quantità di catrame che si deposita nei polmoni.
Come fare a smettere?
Si possono utilizzare vari metodi di sostegno, quali l’agopuntura, far-
maci o i cerotti di nicotina, ma se non si è adeguatamente motivati,
l’insuccesso è probabile.
Una buona dose di forza di volontà, motivazione e costanza ci per-
metteranno più facilmente di raggiungere il risultato!
Almeno il 60-70% di tutti i fumatori dice di voler smettere ed
il 50% di essi tenta di farlo.
L’abolizione del fumo è l’unico metodo sicuro! Ridurre il nume-
ro di sigarette od usare sigarette più “leggere” può essere solo
una tappa intermedia per i forti fumatori.
Il fumo dei sigari e della pipa (non inalato!) può essere, in alcuni ca-
si, un’alternativa per gli “irriducibili”. Tuttavia il fumo dei sigari e della
pipa è più forte di quello delle sigarette, e se inalato aumenta anche
la quantità di catrame che si deposita nei polmoni.
Come fare a smettere?
Si possono utilizzare vari metodi di sostegno, quali l’agopuntura, far-
maci o i cerotti di nicotina, ma se non si è adeguatamente motivati,
l’insuccesso è probabile.
Una buona dose di forza di volontà, motivazione e costanza ci per-
metteranno più facilmente di raggiungere il risultato!
Come curare l'ipercolesterolemia
IPERCOLESTEROLEMIA
Ridurre l’apporto di grassi ed il peso corporeo!
Aumentare l’apporto di fibre!
Aumentare l’attività‘ fisica!
Più avanti potrete trovare altri consigli sull’alimentazione.
La necessità di iniziare un trattamento con farmaci e l’entità dei va-
lori di colesterolo da raggiungere dipende come abbiamo appena vi-
sto dal rischio globale di sviluppare una malattia vascolare. In gene-
rale nelle persone sane il colesterolo totale e il colesterolo catti-
vo (LDL) dovrebbero essere inferiori rispettivamente a 190 e 115
mg/dl.
Particolarmente aggressivo deve essere invece il trattamento nei pa-
zienti a rischio più alto: quelli cioè già affetti da una malattia delle co-
ronarie (angina pectoris, infarto miocardico, portatori di bypass aor-
to-coronarico, soggetti sottoposti ad angioplastica coronarica, ecc…).
In questi soggetti o comunque in tutti quelli con un rischio elevato,
l’obiettivo primario, secondo gli esperti delle Associazioni Cardiolo-
giche Americane ed Europee, è quello di abbassare il colesterolo
totale e il colesterolo cattivo (LDL) al di sotto rispettivamente di
175 (spesso inferiore a 155) e di 100 mg/dl (spesso inferiore a 70).
Ridurre l’apporto di grassi ed il peso corporeo!
Aumentare l’apporto di fibre!
Aumentare l’attività‘ fisica!
Più avanti potrete trovare altri consigli sull’alimentazione.
La necessità di iniziare un trattamento con farmaci e l’entità dei va-
lori di colesterolo da raggiungere dipende come abbiamo appena vi-
sto dal rischio globale di sviluppare una malattia vascolare. In gene-
rale nelle persone sane il colesterolo totale e il colesterolo catti-
vo (LDL) dovrebbero essere inferiori rispettivamente a 190 e 115
mg/dl.
Particolarmente aggressivo deve essere invece il trattamento nei pa-
zienti a rischio più alto: quelli cioè già affetti da una malattia delle co-
ronarie (angina pectoris, infarto miocardico, portatori di bypass aor-
to-coronarico, soggetti sottoposti ad angioplastica coronarica, ecc…).
In questi soggetti o comunque in tutti quelli con un rischio elevato,
l’obiettivo primario, secondo gli esperti delle Associazioni Cardiolo-
giche Americane ed Europee, è quello di abbassare il colesterolo
totale e il colesterolo cattivo (LDL) al di sotto rispettivamente di
175 (spesso inferiore a 155) e di 100 mg/dl (spesso inferiore a 70).
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